Vecchie e nuove dipendenze: videogiochi, internet e giochi d’azzardo

Con l’avvento di Internet e delle nuove tecnologie dell’elettronica e dell’informatica, si sono diffuse anche nuove forme di dipendenza non legate all’assunzione di droginternethe legali (alcol e tabacco) e illegali (sostanze stupefacenti), ma a comportamenti compulsivi, come giocare d’azzardo o utilizzare strumenti senza i quali l’esistenza sembra diventare priva di significato. 88 ragazzi su 100 riconoscono nelle tecnologie la prima causa alla base di comportamenti di abuso, non correlati a sostanze.

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Disturbi Alimentari

Anoressia e bulimia sono due facce della stessa medaglia. EsprimonoDiturbialimentari attraverso il corpo e il rapporto con il cibo un problema rispetto alla dipendenza dalle figure parentali e dal modo in cui questo rapporto si è andato strutturando.

L’anoressia indica la realizzazione dell’ideale, cioè l’indipendenza dall’oggetto-cibo, mentre la bulimia indica il fallimento di questo ideale e il prevalere sulla scena del reale pulsionale che si manifesta con l’introduzione di grosse quantità di cibo e che conferma la dipendenza dall’oggetto. L’anoressica realizza una padronanza e un controllo rigorosi, la bulimica manifesta il fallimento di questo sistema di controllo. Quando l’anoressica rifiuta il cibo non fa altro che rifiutare ciò che proviene dall’altro allo scopo di conquistarsi un suo spazio in cui essere finalmente se stessa. La bulimica trova invece insostenibile sia il pieno, quello cioè che viene dall’altro, sia il vuoto, cioè la sua assenza.

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Mancata elaborazione del lutto

Il dolore fa male ed evitarlo o attenuarlo è una reazione comprensibile. Il punto è che non è possibile evitare tutto il dolore e molti modi che vengono usati per luttocercare di evitarlo o annullarlo non solo si dimostrano inefficaci, ma anche dannosi, perché conducono a una non realizzazione del sé.

Il dolore depressivo è proprio dell’esperienza di perdita di qualcosa di buono che avevamo o che eravamo. E’ questa un’esperienza comunemente nota come “elaborazione del lutto”. L’elaborazione del lutto è dunque quel particolare processo mentale, lungo e complesso, che conduce ad un consapevole rassegnarsi alla perdita subita. Questo processo porta ad una progressiva consapevolezza sia emotiva sia cognitiva della perdita subita, ad una sua accettazione; ad un riconoscimento schietto del dolore che si stà vivendo e della sua legittimità, fino ad una ristrutturazione della percezione di sé, che tenga conto della perdita. Per poter lasciare andare il passato senza perdere l’integrazione di sé è dunque indispensabile ricordare.

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Adolescenza “a rischio”

L’adolescenza è una fase del ciclo di vita in cui il cambiamento è particolarmente ampio e profondo. Alla trasformazione fisica e psicologica della pubertà si asAdolescenzasocia infatti l’acquisizione di una nuova identità sociale. L’adolescente affronta nuove esperienze, allargando il raggio delle proprie azioni. I diversi comportamenti nelle relazioni affettive familiari, nel rapporto con il proprio corpo e con il gruppo dei compagni, così come nell’avvio di relazioni sentimentali e sessuali, definiscono progressivamente un personale stile di vita che tenderà ad essere relativamente stabile nella vita adulta.

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Genitori: quanto è difficile dire NO!

Un neonato che strilla, un bambino che pone richieste codirenontinue, un adolescente che trasgredisce sono le situazioni tipiche in cui madri e padri si sentono più in difficoltà, perché sanno di dover dire di no e contemporaneamente temono di farlo, convinti che un diniego possa avere conseguenze drammatiche sulla serenità dei loro figli. Eppure le frustrazioni fanno parte della vita, aiutano a riconoscere i confini tra l’io e il mondo, permettono di imparare a controllare gli impulsi, a dominare l’ansia che nasce dall’attesa, a sopportare le difficoltà.

La capacità di dire “no” dunque è un requisito indispensabile per favorire una crescita equilibrata e felice. Senza di essa si possono innescare al contrario dinamiche onnipotenti e autocentrate.

I figli captano con grande abilità le fragilità e le insicurezze dei genitori. Mi è capitato spesso di affrontare con i genitori il tema del “dormire” ad esempio. Bambini già grandi che dormono in mezzo ai genitori, o che, addirittura, ne hanno spodestato uno, prendendone il posto. Pensate alla confusione che si crea: il bambino non sa più se è figlio o compagno; si sente forte perché ha ottenuto ciò che voleva. Ma se lui è il più forte a chi chiederà aiuto nel momento del bisogno? E poi come può il bambino sentirsi sicuro e autonomo se pensa che nemmeno i genitori ritengono che lui possa farcela, visto che non insistono nel farlo dormire da solo. Più si molla, più si alimentano insicurezze che favoriscono ulteriori comportamenti di dipendenza, che sfiniscono i genitori determinando un circolo vizioso.

Certo che accompagnare un figlio alla conquista della propria indipendenza, riportandolo nella sua stanza, stando un po’ lì con lui, rassicurandolo del fatto che può farcela a stare da solo è faticoso. A volte serve anche ai genitori la presenza nel loro letto del figlio perché magari non si vuole affrontare la propria intimità con il coniuge, diventando il figlio strumento di comunicazione e mediazione tra i genitori.

E’ necessario che i genitori sviluppino autostima in modo tale che la possano trasmettere ai propri figli. L’autostima è la capacità di accettare le proprie competenze e i propri limiti, il gestire le regole in maniera flessibile, riconoscendo i propri diritti e gestendo le critiche in modo efficace. Alla base dell’autostima ci deve essere la convinzione di essere competenti e degni d’amore. Se si rinuncia a tutto per occuparsi dei figli e non si mantengono delle aree esclusive di piacere, si comincia con l’essere stressati e ci si arrabbia col bambino tanto amato, che succhia via le energie e costringe a tante rinunce.

Nel vedere adulti stanchi e frustrati diventa meno allettante agli occhi di un figlio l’idea di diventare grande.

Se l’adulto riesce a mantenere questa attenzione su di sé e a conservare delle aree private di piacere potrà affrontare i problemi con più energia, contenendo con più facilità le proprie emozioni.

Spesso problemi di enuresi manifestati dal bambino non sono altro che espressione di una difficoltà di contenimento delle proprie emozioni da parte dei genitori. Se non si sta bene tutto si complica e al bambino vengono a mancare i punti fermi.

Le regole non sono altro che questi punti fermi che arginano e contengono fornendo certezze. Senza di esse i livelli di angoscia e paura si innalzano con il rischio di esserne sommersi. La qualità del clima emotivo che si vive in famiglia è molto importante. Quando esso è irritabile la tendenza è quella di arrabbiarsi o di deprimersi e scoraggiarsi; se si è apprensivi si sviluppa incertezza e paura nei figli che hanno invece bisogno di sentire che i loro genitori sono forti. Se l’umore è euforico tutto sembra più piacevole.

Più i genitori riusciranno a non dimenticare di esistere, sia come coppia che individualmente, più impareranno a non trascurarsi e a riconoscere i loro bisogni, più saranno in grado di accogliere i bisogni dei loro figli, differenziandoli dai loro.

Effetti dell’abuso all’infanzia

Il mondo interno dei bambini che sono stati maltrattati fisicamente, sessualmente oAbuso emotivamente, è colmo di contraddizioni e paradossi. Questi bambini lottano contro sentimenti di colpa e innocenza, onnipotenza e impotenza. Possono supplicare attenzione e poi rifiutarla quando viene offerta loro. L’abuso spezza il normale sviluppo. Questi bambini presentano panico, paura e accessi di aggressività; rifiutano il contatto fisico d’ogni tipo e spesso sono apatici. Possono presentare un livello di allerta eccessivo come se stessero in guardia per evitare i pericoli. Sono bambini che si mostrano timidi, remissivi e paurosi negli ambienti estranei ma che possono diventare arroganti e sfogare la loro aggressività su bambini più piccoli attraverso giochi violenti.

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Ansia, il male invisibile

AnsiaAnsia e panico sono sintomi diffusi e spesso segnali di un malessere profondo e  radicato che non trova altra via per esprimersi se non attraverso il corpo. Si tratta di una sofferenza che spesso fa sentire senza via d’uscita e che fa sentire luoghi e situazioni familiari e sicure come minacciose e spaventose. Possiamo senza dubbio affermare che si tratta di un disagio che limita fortemente la qualità della vita di chi  lo sperimenta.

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