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Consultazione e psicoterapia con l’adulto

Quando un adulto consulta uno psicologo la scelta è dettata da uno stato di soffernza che può essere scatenata da diversi eventi o cause: un insuccesso lavorativo, la fine di una relazione, uno stato di isolamento, sfiducia e disistima di sé. La necessità puo essere quella di superare un ostacolo momentaneo oppure quella più a lungo meditata legata ad un’esigenza sempre crescente di approfondire aspetti di sé e del prorio passato che si ritiene abbiano un peso nel determinare quella soffernza. Spesso ci si aspetta di uscire il prima possibile da uno stato di sofferenza e nel modo più indolore possibile ma la soffernza psicologica richiede un minimo di pazienza, tempo e ripetizione per essere affrontata . Non ci sono soluzioni magiche  ma insieme al terpaueta occorre attingere alle proprie capacità riflessive per trovare nuovi significati che spieghino quello stato di sofferenza a partire dal porsi alcune domande su di se:

  • Cosa mi fa stare male ?
  • Cosa mi impedisce di stare bene con me stesso e con gli altri?
  • Quando è iniziato il mio stato di sofferenza ?

Talvolta basta una fase di cosultazione per chiarirsi le idee  altre volte la paura di affrontare la soffernza legata a certi eventi e ricordi porta ad arretrare sotterrando i problemi. Spesso invece si sente l’esigenza di affrontare in modo più approfondito quella sofferenza. Per questo non si possono stabilire tempi e durata del percorso perché dipende dai nodi del proprio malessere e da quanto tempo siamo disposti a concederci per la cura della notra sofferenza. La tecnica della spicoterapia psicodinamica integrata con l’uso dell’emdr e molto utile e proficua per affrontare diverse tematiche.

  • Stati d’ansia
  • depressione
  • rimuginazioni ossessive ripetizioni ossessivo-compulsive
  • traumi
  • somatizzazioni
  • disturbi dell’alimentazione
  • problemi sessuali
  • difficoltà nelle relazioni sentimentali e nelle relazioni interpersonali
  • difficoltà nei rapporti con al famiglia d’origine
  • problemi di autostima
  • problematiche esistenziali
  • infertilità
  • lutto
  • problematiche emotive connesse alle malattie organiche

Consultazione con l’adolescente

“Gli adolescenti che soffrono sono convinti che la loro infanzia sia finita, perduta e che il bambino in loro sia morto”.

Il lavoro da farsi nella psicoterapia è di garantire invece una continuità tra il bambino che è stato, l’adolescente che è e l’adulto che sarà e di permettere che si ricreino nel mondo interno dei contatti tra le rappresentazioni, i fantasmi e gli affetti dell’infanzia.” (Catherine Chabert)

Disturbi dell’apprendimento, tossicofilia, comportamenti devianti, tentato suicidio, atti autolesivi e disturbi alimentari sono alcuni dei sintomi attraverso i quali l’adolescente esprime il suo disagio legato non solo al complesso momento evolutivo che sta vivendo, dal momento in cui dove separarsi dall’infanzia per realizzare se stesso cercando la sua personale espressione di sé, ma anche a quanto si porta dietro dall’infanzia di non risolto in termini di sofferenza psichica e a quanto gli riserverà il futuro.

Bullismo: c’è un legame con i disturbi alimentari

Tra bullismo e disturbi alimentari, come anoressia e bulimia, c’è un doppio legame. A rischio di avere un cattivo rapporto con il cibo sia chi fa atti di bullismo sia chi li subisce

Esiste un legame tra bullismo e disturbi alimentari. A dichiararlo è un nuovo studio pubblicato sull’International Journal of Eating Disorders, realizzato da esperti dell’Università della North Carolina. Già si sapeva che il bullismo era legato a un maggior rischio di ansia, depressione e problemi psicologici, ma ora si è scoperto che il bullismo può aumentare le possibilità di incorrere in rapporti malsani con il cibo, come l’anoressia e la bulimia. E, sorprendentemente, a manifestare questi disagi non sarebbero solo le vittime di questo grave e sempre più diffuso fenomeno giovanile, ma anche gli stessi responsabili di atti di bullismo.

Analisi sui bulli e sulle vittime del bullismo

Per condurre la ricerca gli esperti americani hanno esaminato un campione di 1420 bambini, che sono stati suddivisi in quattro categorie: bambini che non sono mai stati coinvolti in fenomeni di bullismo; quelli che talvolta sono stati vittime e talvolta artefici; le vittime del bullismo; infine, i bambini che sono stati solo bulli.

Conseguenze per tutti

In base ai dati raccolti è emerso che chi è stato vittima di episodi di bullismo corre maggiori rischi (in percentuale quasi doppia) di soffrire di disturbi alimentari rispetto a coloro che non lo sono mai stati. I bambini sia bulli sia vittime hanno più probabilità di diventare anoressici o bulimici. E, ancora, l’impatto del bullismo sui bulli veri e propri sarebbe molto significativo, registrandosi una percentuale del 30,8% di giovani che presentano i sintomi della bulimia rispetto al 17,6% di quelli che non sono mai stati coinvolti nel bullismo.

A sorpresa, più a rischio proprio gli esecutori

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Disturbi Alimentari

Anoressia e bulimia sono due facce della stessa medaglia. EsprimonoDiturbialimentari attraverso il corpo e il rapporto con il cibo un problema rispetto alla dipendenza dalle figure parentali e dal modo in cui questo rapporto si è andato strutturando.

L’anoressia indica la realizzazione dell’ideale, cioè l’indipendenza dall’oggetto-cibo, mentre la bulimia indica il fallimento di questo ideale e il prevalere sulla scena del reale pulsionale che si manifesta con l’introduzione di grosse quantità di cibo e che conferma la dipendenza dall’oggetto. L’anoressica realizza una padronanza e un controllo rigorosi, la bulimica manifesta il fallimento di questo sistema di controllo. Quando l’anoressica rifiuta il cibo non fa altro che rifiutare ciò che proviene dall’altro allo scopo di conquistarsi un suo spazio in cui essere finalmente se stessa. La bulimica trova invece insostenibile sia il pieno, quello cioè che viene dall’altro, sia il vuoto, cioè la sua assenza.

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