Categoria: Intelligenza Artificiale

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: COSA ACCADE QUANDO LA “MACCHINA” DIVENTA UN NUOVO ALTRO

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L’Intelligenza Artificiale (AI) sta diventando sempre più presente nella nostra vita quotidiana. Per molti, l’AI rappresenta un nuovo “altro”: un’entità che comunica, risponde, interagisce, ma senza coscienza, senza corpo e senza affetti reali. Questa relazione può attivare dinamiche psicologiche profonde.

AI e proiezioni psicologiche: cosa proiettiamo sulla macchina

L’interazione con l’AI può attivare meccanismi di proiezione, ovvero la tendenza a vedere nella macchina parti della nostra personalità, desideri inespressi o aspetti che non riconosciamo in noi stessi. Allo stesso tempo, l’AI può generare ansie e angosce esistenziali, soprattutto quando viene percepita come una minaccia alla nostra unicità, creatività e identità.

AI, desiderio e inconscio: cosa cambia nella nostra esperienza umana

Freud descriveva il desiderio come una forza inconscia che guida le nostre azioni. Oggi, gli algoritmi predittivi dell’AI, capaci di anticipare preferenze e comportamenti, rischiano di modificare il nostro rapporto con il desiderio stesso.

Se tutto viene automatizzato e previsto:

  • il desiderio perde la sua funzione di ricerca
  • l’esperienza umana si appiattisce
  • la spontaneità si riduce

Da un lato c’è ciò che la macchina può fare; dall’altro c’è ciò che resta a noi, spesso percepito come “troppo poco”.

Delegare all’AI: il rischio di perdere capacità critiche

Affidare all’AI funzioni cognitive ed emotive può portare a:

  • riduzione della capacità critica
  • impoverimento della comprensione
  • dipendenza dalle risposte automatiche
  • atrofia delle nostre funzioni creative e intuitive

La comprensione autentica nasce dal corpo, che è parte della nostra identità e del nostro senso dell’Io. Nel corpo risiedono limiti, contraddizioni, desideri: elementi che la macchina non possiede.

AI come difesa dall’incertezza

L’AI può diventare una difesa contro la complessità della vita umana. Quando riduciamo l’esistenza alla sola dimensione del calcolo, perdiamo la nostra soggettività fatta di:

  • tensioni
  • pulsioni
  • confini
  • limiti

L’AI può ridurre l’ansia che deriva dal dover prendere delle decisioni, ma anche limitare la nostra capacità di pensare, immaginare e trasformarci.

Ritrovare l’umano nell’era dell’AI

Gli esseri umani crescono attraverso crisi, errori, trasformazioni. Per questo è fondamentale costruire una vita in armonia con:

  • il corpo
  • i suoi bisogni
  • le sue tensioni
  • il desiderio che nasce da esso

Dobbiamo imparare a convivere con la nostra complessità, con il caos che ci rende umani.

Il mondo fatica a metabolizzare la velocità dello sviluppo virtuale. E rischiamo di sentirci privati della nostra essenza se tutto può essere sostituito da una macchina.

La tecnologia facilita la vita, ma non deve farci dimenticare che il valore non è solo arrivare a destinazione, ma il viaggio che compiamo per farlo.

Milena Lazzari – Psicoterapeuta

AI E PSICHE UMANA: RIFLESSIONI SU DESIDERIO, CORPO E IDENTITA’ NELL’ERA DIGITALE

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L’AI viene vista come un nuovo “altro”,  un entità che comunica ma senza  COSCIENZA O AFFETTI REALI.

L’interazione con la “macchina” può attivare meccanismi di proiezione, ossia la tendenza a vedere in essa aspetti della nostra personalità o dei nostri desideri inespressi.

Può anche però generare ansie e angosce esistenziali.

Noi umani  possiamo percepirla come una minaccia alla nostra unicità e creatività .

Freud parlava di pulsioni e desideri inconsci che guidano le nostre azioni.

L’IA con i suoi algoritmi predittivi e la capacità di anticipare le nostre preferenze potrebbe influenzare il modo in cui ci rapportiamo al desiderio.

Se tutto viene automatizzato e anticipato il ruolo del desiderio potrebbe subire trasformazioni profonde . Da un lato c’è tutto quello che può fare la macchina , tutto ciò che offrono gli algoritmi, dall’altro c’è quel “poco” che possiamo fare noi.

Invece di dotarci di una maggiore capacità di conoscere e di agire  deleghiamo le nostre capacità e funzioni all’intelligenza artificiale impoverendo così la nostra capacità di comprensione.

La comprensione avviene attraverso il corpo che è parte della nostra identità e del senso dell’Io.

Nel corpo risiedono limiti, desideri contraddizioni che la macchina non ha.

 L’AI può essere vista  come una forma di difesa contro l’incertezza e la complessità della vita umana.

Quando riduciamo le varie dimensioni dell’esistenza alla sola dimensione del calcolo  perdiamo la nostra soggettività . fatta di tensioni, pulsioni, confini e limiti.

 Affidarsi a sistemi intelligenti per prendere decisioni o per elaborare delle informazioni potrebbe ridurre l’ansia dell’individuo ma anche limitarne la CAPACITÀ CRITICA.

Il nostro delegare alle macchine la nostra capacità di pensare, di creare, di intuire e di immaginare crea una sorta di atrofia.

Noi umani risolviamo continuamente problemi attraverso il corpo e superiamo crisi che ci trasformano continuamente.

Dobbiamo costruire una vita in armonia  con  la nostra natura umana, con il corpo, i suoi bisogni, le sue tensioni e con il desiderio che proviene da quel corpo.

Dobbiamo convivere con la nostra complessità, con il caos del nostro essere umani.

Il mondo non è in grado d metabolizzare il cambiamento e regolare la capacità di sviluppo del virtuale che si sta manifestando.

 Inoltre, rischiamo di sentirci privati della nostra essenza se tutto può essere sostituito dalle macchine.

La macchina facilita la vita ma ci fa perdere il focus sul punto che non è arrivare da qualche parte ma il viaggio che occorre intraprendere per arrivarci.

Milena Lazzari