Psicodiagnosi

La lettura dei sintomi portati dal paziente è centrata sui motivi inconsci, sui conflitti profondi, e sui meccanismi di difesa adottati per mettersi al riparo dalla sofferenza generata da questi conflitti. Nel colloquio si raccolgono fatti relativi alla vita e  alla storia del paziente e attraverso le sue modalità relazionali e l’uso di test proiettivi (Rorschach, TAT E Blacky Pictures) si cerca di avanzare delle prime ipotesi sul suo funzionamento mentale e gli eventuali blocchi evolutivi ed emotivi che si sono determinati.

Consultazione con l’adulto

Nella consultazione e psicoterapia con l’adulto si va alla ricerca di una narrazione, si cerca di pensare i pensieri cercando di superare una pratica ormai molto diffusa: l’evitamento.

La psicoterapia serve a riattivare le potenzialità creative del paziente bloccate o mortificate da una corazza difensiva che lo ha tenuto a lungo al riparo dal dolore ma che ha finito per rappresentare un ostacolo alla sua crescita e al pensiero.

“Le ferite dell’anima hanno bisogno di tempo e di ascolto,  di essere comunicate all’altro. Spesso l’unico modo è colpendolo o ferendolo,  forse con la speranza di essere presi dentro nel mondo interiore di un altro, in una sorta di gravidanza simbolica e affettiva. ” (Pellizzari)

Consultazione con l’adolescente

“Gli adolescenti che soffrono sono convinti che la loro infanzia sia finita, perduta e che il bambino in loro sia morto.

Il lavoro da farsi nella psicoterapia è di garantire invece una continuità tra il bambino che è stato, l’adolescente che è e l’adulto che sarà e di permettere che si ricreino nel mondo interno dei contatti tra le rappresentazioni, i fantasmi e gli affetti dell’infanzia.” (Catherine Chabert)

Disturbi dell’apprendimento, tossicofilia, comportamenti devianti, tentato suicidio, atti autolesivi e disturbi alimentari sono alcuni dei sintomi attraverso i quali l’adolescente esprime il suo disagio legato non solo al complesso momento evolutivo che sta vivendo, dal momento in cui dove separarsi dall’infanzia per realizzare se stesso cercando la sua personale espressione di sé, ma anche a quanto si porta dietro dall’infanzia di non risolto in termini di sofferenza psichica e a quanto gli riserverà il futuro.

Consultazione con le coppie

All’interno di ogni rapporto affettivo si attivano dinamiche complesse che sono determinate dalle rappresentazioni di sé che trovano la loro origine nelle esperienze di accudimento con le principali figure di attaccamento della famiglia d’ origine,  dell’altro, della relazione, delle vicende e dei legami sentimentali della vita adulta.

L’obiettivo di un percorso di coppia è dunque quello di raggiungere una maggiore comprensione di  come la personalità di ognuno intereagisce all’interno del matrimonio per alleviarne la sofferenza

Consultazione con i bambini e sostegno alla coppia genitoriale

Nella consultazione con i bambini lo scopo è quello di individuare i blocchi evoutivi che si sono determinati  a seguito di vissuti che hanno generato malessere e di valutare le possibilità evolutive di ogni bambino insieme all’intervento psicoterapeutico piu adeguato per favorirne l’espressione.

L’attenzione è focalizzata sull’analisi delle differenti modalità con le quali il bambino può comunicare attraverso il gioco o il linguaggio i propri stati d’animo e vissuti nelle varie fasi della sua crescita per elaborare e risolvere quanto ha generato in lui sofferenza.

Importante  sarà l’analisi di quanto portano i genitori anche in termini di aspettative che spesso sono basate su propri fantasmi e vissuti interni non elaborati e non su una comprensione realistica del bambino come persona separata. Solo successivamente a ciò si potranno prendere in considerazione le conseguenze che tali aspettative hanno sul bambino stesso. I sintomi più frequenti sono ansia, fobie, sintomi depressivi, iperattività, forte aggressività e distruttività, problemi alimentari, insonnia, enuresi ed encopresi, problemi legati all’apprendimento etc…)

La depressione cambia volto, nuove forme fra i giovani

Da Giappone fenomeno ‘Hikikomori’; test donne incinte Usa

Giovani sempre più ‘malati nell’anima’. Crescono i casi di ragazzi depressi, di adolescenti con forti disagi psicologici spesso collegati all’uso di sostanze stupefacenti, ma si fanno largo anche ‘nuove forme’ di malessere tra i teen-ager come il singolare fenomeno ‘Hikikomori’, nato in Giappone e che ora conta migliaia di casi in Italia. E’ una depressione che ‘cambia volto’, soprattutto nel mondo giovanile, quella sulla quale gli psichiatri puntano i riflettori, avvertendo come al contempo tale patologia stia determinando un”epidemia’ pure tra gli anziani.

La depressione, avvertono gli esperti in occasione della Conferenza Internazionale ‘Depression: State of the Art 2016’, organizzata all’interno della Città del Vaticano con il contributo non condizionato dell’azienda Lundbeck, rappresenta una vera e propria emergenza:

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L’impronta della depressione trasmessa di madre in figlia

Le strutture cerebrali delle emozioni ereditate per via materna

L”impronta” della depressione si trasmette di madre in figlia. E’ solo per via materna, infatti, che viene ereditato il circuito cerebrale responsabile di emozioni, cambiamenti di umore e in particolare della depressione. Lo dimostra la ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience, condotta dal gruppo di Fumiko Hoeft, dell’università della California a San Francisco, e basata sui dati raccolti analizzando 35 famiglie americane.
E’ la prima volta che questo legame viene dimostrato, anche se i ricercatori aggiungono che a causare la depressione sono cruciali anche altri elementi come l’ambiente e le esperienze sociali.

Era noto finora che

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I danni dell’ansia sulla nostra salute: fino all’Alzheimer

Studio svedese ha stabilito che il disturbo condiziona alcune funzioni quali la memoria , la capacità critica, il linguaggio. Ma può anche indurre patologie gravi e irreversibili

Può rovinare il presente, ma anche condizionare il futuro. L’ansia quasi mai è amica della salute: riducendo l’efficienza del sistema immunitario, ci espone a un più alto rischio di sviluppare infezioni. Ma non solo. Chi vive costantemente sotto stress è anche a un rischio più alto (del cinquanta per cento) di ammalarsi di una forma di demenza senile, la più diffusa tra le quali è la malattia di Alzheimer.

 

IL TEST SUI GEMELLI STUDIATI PER 28 ANNI

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Bullismo, 12enne si getta da finestra: “Non ce la facevo a rientrare a scuola”

18 Gennaio 2016

Una ragazzina, di 12 anni, si è gettata dal secondo piano della propria abitazione, a Pordenone. Prima di lanciarsi nel vuoto, la piccola ha lasciato due lettere sulla scrivania. Nella missiva indirizzata ai genitori si scusava per il gesto, in quella ai compagni di classe, invece, una frase emblematica: “Adesso sarete contenti”. Si fa largo quindi l’ipotesi del bullismo come causa del gesto. La 12enne, che ha riportato politraumi, è fuori pericolo.

Giù dal balcone per i bulli: “Non volevo tornare là”

E’ stato un miracolo se durante la caduta è andata a rimbalzare sulla tapparella di un appartamento al primo piano frenando di fatto il volo verso il selciato.
Rimasta sempre cosciente, la ragazzina è stata immediatamente soccorsa e ricoverata con prognosi riservata nel reparto di terapia intensiva di Pordenone, dove i medici le hanno diagnosticato numerose fratture. Per il sospetto interessamento dell’area spinale è stata trasferita all’ospedale di Udine. La madre si è accorta della vicenda quando, entrando nella sua camera, non ha trovato la figlia notando la finestra aperta. Allora si è affacciata e ha visto la bimba distesa nel cortile sottostante, con un vicino che le stava soccorrendo.

“Non volevo rientrare a scuola” – “Oggi dovevo tornare a scuola dopo la malattia, ma io non ce la facevo a rientrare in quella classe. Avevo paura di urlare al mondo i miei timori e così ho deciso di farla finita”. E’ quanto ha raccontato la dodicenne, dopo essersi lanciata dalla finestra, alla prima persona che l’ha soccorsa, un vicino di casa.

La madre: “Non avrei mai pensato a un malessere così grande” – “Mia figlia non si trovava bene a scuola, ma mai avrei pensato a un malessere così grande”. Lo ha detto la madre subito dopo il tragico gesto.

Lettere scritte giorni fa – La 12enne deve aver maturato nel tempo la convinzione di suicidarsi. Lo si desume dal fatto che le lettere lasciate sulla scrivania riportano una data della settimana scorsa, probabilmente giovedì. La ragazzina da circa una settimana non andava a scuola a causa di una infiammazione alle vie respiratorie. La mamma è entrata nella sua cameretta proprio per somministrarle una terapia di aerosol.

Dirigente scuola: “Nessun segnale” – “Non c’era alcun segnale che lasciasse presagire quanto accaduto, siamo sconvolti”. Sono le parole della dirigente della scuola media frequentata dalla ragazzina. “Mai, né durante i Consigli di classe, né in situazioni più informali – ha aggiunto – era emerso disagio di alcun tipo, e men che meno episodi di presunto bullismo. I genitori di questa ragazzina e degli altri alunni non hanno mai accennato nulla a me o agli insegnanti. Insomma, un dramma che stava covando e di cui nessuno si era accorto ma non ci sono evidenze alla scuola che ci siano stati episodi particolari”.

“La ragazzina ha sempre frequentato con profitto – ha proseguito la dirigente – anche se con una certa discontinuità. Questo è l’unico elemento per cui ho riconosciuto il nome quando gli agenti della Questura sono entrati. E’ spesso a casa per qualche problema di salute, ma faceva tante assenze anche alla primaria. Quando ho informato i docenti mi hanno riferito che volevano prendere contatto coi genitori perché da qualche giorno era a casa e i compagni avevano riferito loro che era probabilmente influenzata”.

Sulla situazione della classe – venti alunni di cui sette stranieri – la preside ha spiegato che si tratta di un normale gruppo di dodicenni, “forse un po’ più turbolento della media – ha riconosciuto – ma senza costringerci ad adottare particolari provvedimenti disciplinari”.

Fonte: Paolo Brinis http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/friuli-venezia-giulia/pordenone-12enne-si-getta-da-finestra-per-colpa-dei-bulli-sarete-contenti-_2155099-201602a.shtml

 

Disturbo antisociale di personalità, i sintomi e come affrontarlo

Ecco in cosa consiste il disturbo antisociale di personalità e quali sono le cause ed i possibili trattamenti.

Il Disturbo Antisociale di Personalità (DAP) è un disturbo di personalità che comporta un atteggiamento di indifferenza e violazione delle regole e dei diritti delle altre persone da parte di chi ne è affetto. Si tratta di un disturbo che si manifesta sin dall’adolescenza, e che può comportare serie conseguenze non solo per quanto riguarda i rapporti interpersonali, ma anche per quanto concerne il rapporto con la legge. Le persone che soffrono di tale disturbo infatti, tendono a non rispettare le regole, e per questa ragione compiono azioni illegali o immorali, oltre a manipolare le persone che le circondano.

 Quali sono i principali disturbi psicologici e come vengono classificati

Il soggetto affetto da Disturbo Antisociale di Personalità presenta uno scarso (o inesistente) rimorso nei confronti delle azioni compiute e delle loro conseguenze; si tratta di un soggetto tendenzialmente aggressivo e impulsivo, una persona che tende a manipolare le persone che ha intorno, per il proprio tornaconto personale. La persona con Disturbo Antisociale di Personalità non è capace di provare empatia nei confronti delle altre persone, non è in grado di scusarsi sinceramente per le azioni compiute e tende a mescolare storie reali a fatti completamente inventati, al punto tale che risulta difficile, per il suo interlocutore, riuscire a comprendere quale sia la verità. Inoltre, il soggetto affetto da DAP avrà un’alta autostima, un comportamento irresponsabile nella gestione delle sue relazioni interpersonali e una bassa tolleranza alla frustrazione.

Le cause del Disturbo Antisociale di Personalità

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