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I BAMBINI E LE LORO EMOZIONI

Le reazioni di un bambino alle diverse situazioni in cui è coinvolto sono diverse, a seconda della loro età evolutiva e dell’importanza emotiva dell’evento, della violenza o della perdita.

I bambini, in genere, hanno difficoltà a verbalizzare le loro emozioni. Le emozioni vengono espresse attraverso irrequietezza, agitazione, scoppi di rabbia, paura del buio, problemi di sonno, incubi e paura dell’abbandono.

Possono anche riferire sintomi fisici come mal di testa o di stomaco.

Quando i bambini scoppiano a piangere o diventano molto tristi apparentemente senza motivo, allora può voler dire che stanno lottando con il dolore e che hanno bisogno di aiuto.

Il trauma nei bambini

Come aiutare i bambini ad elaborare il trauma

Cosa succede dopo un evento traumatico?

L’essere stato vittima di un evento traumatico porta a conseguenze che possono essere riscontrabili non solo a livello emotivo, ma lasciano il segno anche nel corpo di chi è sopravvissuto a uno di questi eventi. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che le persone che hanno vissuto traumi importanti nel corso della vita portano i segni anche a livello cerebrale, mostrando, ad esempio, un volume ridotto sia dell’ippocampo che dell’amigdala. Queste scoperte, avvenute negli ultimi anni grazie all’utilizzo di strumenti di indagine sempre più sofisticati, gettano luce sulla stretta connessione mente-corpo. Ciò che ha un impatto emotivo molto forte si ripercuote anche a livello corporeo, quindi, risulta evidente che intervenire direttamente sull’elaborazione di questi eventi traumatici abbia un effetto anche la neurobiologia del nostro cervello.

Subito dopo aver vissuto un evento traumatico il nostro organismo e il nostro cervello vanno incontro ad una serie di reazioni di stress fisiologiche, che nel 70-80% dei casi tendono a risolversi naturalmente senza un intervento specialistico. Questo avviene perché l’innato meccanismo di elaborazione delle informazioni presente nel cervello di ognuno di noi è stato in grado di integrare le informazioni relative a quell’evento all’interno delle reti mnestiche del nostro cervello, rendendolo “digerito”, ricollocato in modo costruttivo e adattivo all’interno della nostra capacità di narrare l’accaduto. Ma cosa succede quando questo non avviene?

Alcune persone continuano a soffrire per un evento traumatico anche a distanza di moltissimo tempo dall’evento stesso. Spesso riportano di provare le stesse sensazioni angosciose e di non riuscire per questo motivo a condurre una vita soddisfacente dal punto di vista lavorativo e relazionale. In questi casi, quindi, il passato è presente.

Questo quadro sintomatologico, che può arrivare fino a delinearsi in un Disturbo da Stress Post-Traumatico, è caratterizzato appunto dal “rivivere” continuamente l’evento traumatico, continuando a provare tutte le emozioni, sensazioni e pensieri negativi esperiti in quel momento. E’ proprio quando ci si rende conto che le reazioni sono di questo tipo e che la sofferenza è significativa che è necessario chiedere aiuto ad uno specialista.

Di seguito vengono riportate alcune informazioni importanti da tenere presente quando si ha a che fare con persone che sono state esposte ad un evento traumatico. Esse possono essere un valido aiuto per comprendere quali siano le risposte tipiche a seguito di un evento di tale portata e quando è necessario intervenire con un supporto specializzato.

Di cosa abbiamo bisogno quando subiamo un’esperienza traumatica?

  1. Avere una persona con cui parlare dei propri pensieri e sentimenti. È importante considerare il fatto di aver bisogno di un aiuto di una persona di fiducia per superare il momento.
  2. Cercare di mantenere la routine quotidiana, per esempio tornare al lavoro al più presto, anche se la capacità lavorativa sarà ridotta perché ci si potrebbe stancare facilmente.
  3. Essere consapevoli che, anche se le reazioni e le emozioni sono forti, questo è normale.
  4. Darsi il tempo necessario per riguadagnare le proprie forze.

Le reazioni durante e dopo l’incidente, che in realtà proteggono da un crollo psicologico, sono:

  • Senso di irrealtà– Si ha la sensazione di essere dentro a un film, le scene si svolgono come al rallentatore, i sensi sono acutizzati per fare una rapida valutazione dei pericoli presenti nella situazione, cercando delle vie d’uscita o altre soluzioni. Subito dopo l’esperienza traumatica, la realtà quotidiana attorno a noi può sembrare irreale o irrilevante, come se ci trovassimo sotto a una campana di vetro o in mezzo ad un incubo
  • Reazioni fisiche– Sono normali la tachicardia e il senso di nausea. In genere si sente caldo o freddo, oppure paura di stare da soli, bisogno di vicinanza, di un supporto e aiuto concreto

Alcune delle reazioni successive all’evento:

  • Pensieri intrusivi – Arrivano involontariamente pensieri, ricordi e immagini di quello che è successo. Compaiono soprattutto in momenti di rilassamento, per es. prima di dormire e si accompagnano di un senso di disagio.
  • Problemi di sonno– In genere il sonno è leggero, ci si sveglia spesso, si hanno degli incubi o sogni ricorrenti dell’evento.
  • Associazione con altri stimoli– È comune che alcuni stimoli ambientali, persone o situazioni richiamino l’evento in modo involontario. Questo è dovuto al fatto che l’evento viene associato ad altri fattori che provocano un certo malessere o ansia. Ovviamente lo stimolo da solo, se non venisse associato all’evento traumatico, non genera alcun disagio.
  • Difficoltà di concentrazione– Poca concentrazione in attività quale la lettura, la visione di un film, ecc.
  • Reazioni fisiche– Problemi di stomaco, senso di nausea, stanchezza.
  • Disperazione– È difficile accettare i fatti attuali e non si riesce a pensare al futuro in modo adeguato.
  • Colpa– Si ha senso di colpa ad esempio per essere sopravvissuti quando un’altra persona è morta o ferita gravemente. C’è una tendenza a colpevolizzarsi per non avere fatto a sufficienza. È comune dirsi: “Se io solo avessi…”
  • Vulnerabilità – Paura del futuro oppure impazienza e irritazione con gli altri, sopratutto con i familiari. Indifferenza verso cose che prima dell’incidente erano molto importanti per la persona. Questo a volte crea incomprensione con gli altri da cui scaturiscono ulteriori difficoltà.
  • Il significato della vita– Le persone pensano ripetutamente a quello che è successo per cercare di capire e dare un senso a quanto accaduto. Sono molto comuni pensieri riguardanti la vita e la morte e le cause che hanno portato all’evento traumatico vissuto. Ci si rende conto di essere estremamente vulnerabili e si è in apprensione rispetto all’eventualità che l’evento traumatico possa ripresentarsi nuovamente.

Mancata elaborazione del lutto

Il dolore fa male ed evitarlo o attenuarlo è una reazione comprensibile. Il punto è che non è possibile evitare tutto il dolore e molti modi che vengono usati per luttocercare di evitarlo o annullarlo non solo si dimostrano inefficaci, ma anche dannosi, perché conducono a una non realizzazione del sé.

Il dolore depressivo è proprio dell’esperienza di perdita di qualcosa di buono che avevamo o che eravamo. E’ questa un’esperienza comunemente nota come “elaborazione del lutto”. L’elaborazione del lutto è dunque quel particolare processo mentale, lungo e complesso, che conduce ad un consapevole rassegnarsi alla perdita subita. Questo processo porta ad una progressiva consapevolezza sia emotiva sia cognitiva della perdita subita, ad una sua accettazione; ad un riconoscimento schietto del dolore che si stà vivendo e della sua legittimità, fino ad una ristrutturazione della percezione di sé, che tenga conto della perdita. Per poter lasciare andare il passato senza perdere l’integrazione di sé è dunque indispensabile ricordare.

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Ansia, il male invisibile

AnsiaAnsia e panico sono sintomi diffusi e spesso segnali di un malessere profondo e  radicato che non trova altra via per esprimersi se non attraverso il corpo. Si tratta di una sofferenza che spesso fa sentire senza via d’uscita e che fa sentire luoghi e situazioni familiari e sicure come minacciose e spaventose. Possiamo senza dubbio affermare che si tratta di un disagio che limita fortemente la qualità della vita di chi  lo sperimenta.

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